Volevo scrivere una poesia stamane, solo per infilarci dentro una rima con le parole ” eburneo ” e ” Borneo”.
Poi ho pensato : ” Sono un idiota “.
Poi ho pensato:
“L’occhio eburneo di
un cavallo del Borneo”.
– Orribile, terrificante idiozia –
Ho provato con la metrica. Ma io, in verità, non so un cazzo di metrica. |scrivo una poesia adesso, senza ” eburneo “, né ” Borneo “, né metrica, anzi, meglio scrivere ” metrica “, visto che non ho conoscenza di ciò che queste parole rappresentano nella realtà, posseggo solo le lettere che ne compongono i nomi |
” Il sole era alto
ma era solo mattino,
un mattino come un altro,
forse mancato,
forse preso, forse lontano.
Forse vicino?
Sono parole ingiuste le mie, non cattive,
ma certo non-giuste.
Forse cattive, come di cattivo sapore.
Forse lontane, forse vicine?
Il sole era alto, ed io lo stavo a guardare,
un tramonto di ghiaccio rovesciato su un crinale.
Come la tua danza è il rovescio del mio sguardo,
come il mio amore l’inverso del tuo danzare.
Sono parole di niente le mie,
che danzano sul suono dei tuoi passi, delle mie labbra.
Cos’è poi una parola se non una vecchia che incespica sulle zeppe dei mie versi,
sugli orribili suoni delle mie parole e delle mie rime, sotto il manto scuro di un suono di vita.
Il nulla stretto in un pugno.
Era soltanto un mattino.”
E. Spadaro


