Category Archives: Poìesis

Zero paranoie.

Volevo scrivere una poesia stamane, solo per infilarci dentro una rima con le parole ” eburneo ” e ” Borneo”.

Poi ho pensato : ” Sono un idiota “.

Poi ho pensato:

“L’occhio eburneo di

un cavallo del Borneo”.

– Orribile, terrificante idiozia –

Ho provato con la metrica. Ma io, in verità, non so un cazzo di metrica. |scrivo una poesia adesso, senza ” eburneo “, né ” Borneo “, né metrica, anzi, meglio scrivere ” metrica “, visto che non ho conoscenza di ciò che queste parole rappresentano nella realtà, posseggo solo le lettere che ne compongono i nomi |

” Il sole era alto

ma era solo mattino,

un mattino come un altro,

forse mancato,

forse preso, forse lontano.

Forse vicino?

Sono parole ingiuste le mie, non cattive,

ma certo non-giuste.

Forse cattive, come di cattivo sapore.

Forse lontane, forse vicine?

Il sole era alto, ed io lo stavo a guardare,

un tramonto di ghiaccio rovesciato su un crinale.

Come la tua danza è il rovescio del mio sguardo,

come il mio amore l’inverso del tuo danzare.

Sono parole di niente le mie,

che danzano sul suono dei tuoi passi, delle mie labbra.

Cos’è poi una parola se non una vecchia che incespica sulle zeppe dei mie versi,

sugli orribili suoni delle mie parole e delle mie rime, sotto il manto scuro di un suono di vita.

Il nulla stretto in un pugno.

Era soltanto un mattino.”

                                       E. Spadaro


Penseremo ai nostri peccati al risveglio.

1 maggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Penseremo ai nostri peccati al risveglio
quando incontreremo la nostra prossima uscita.
Ora è tempo di dormire,
e nel sonno cantare,
Cantar di persone che ancora non hanno ben capito,
Cantar di stati di un animo non ancora chiaro,
e di luoghi ancora da scoprire.
Noi abbiamo il tempo,
perché il tempo non ci appartiene.
Ed allora senza nulla nelle mani,
scopriamo il senso del nostro tatto.

                                                 ES


Furia lisergica di un corpo che vuole strada.

Furia lisergica di un corpo che vuole strada.

 

Cammino e per esser sincero mi schianto,
urla di verità richiamano la mia realtà,
e tutto qui,
l’ardore donato all’amore.

seguo nei passi semplici pensieri,
per non perdermi, per non perdere
la luce dinamica di ombre,
che fantasmi facilmente invita a danzare.

Respiro lentamente,
l’aria mi brucia ed ogni affanno e naufragio,
sento il peso dell’effimero,
un semplice soffio taglia la mia pelle.

Sentir la morte come quel niente,
che bambino mai nato,
cresce e palpita nel tuo petto,
mi rende il padre del nulla.

Ricerco negli sguardi di ignoti cadaveri,
la  solidarietà che renderebbe la mia alterità
un piccolo scherno,
nei riguardi di un Io.

Ma lentamente svaniscono le parole e quell’urlo,
che non ha il coraggio di nascere,
si nasconde dietro i foschi muri
del quotidiano apparir di nova vita.

                                                         ES


Sofia sta male.

drago

http://issuu.com/bubb4/docs/sofia_sta_male